giovedì 23 febbraio 2012

CAMPAGNA DI AGGRESSIONE MEDIATICA CONTRO DANILO QUINTO: PER 20 ANNI TESORIERE DEL PARTITO RADICALE, OGGI COMBATTE L'IDEOLOGIA DI MORTE DI CUI E' STATO COMPLICE




''Sono felice di poter soffrire, ingiustamente condannato, perché ho la certezza di essere dalla parte del Vero, di non aver commesso alcun male, se non quello di aver vissuto lontano dalla grazia di Dio per vent'anni''
di Veronica Rasponi
Una improvvisa campagna di aggressione mediatica ha portato in questi giorni alla ribalta il nome di Danilo Quinto, condannato a dieci mesi per appropriazione indebita, su denuncia del Partito Radicale. Quali sono le vere ragioni di questo linciaggio giudiziario e morale? Danilo Quinto ha militato dal 1986 nel Partito Radicale, al cui interno ha ricoperto dal 1995 al 2005 l'incarico di Tesoriere. Oltre all'organizzazione di tutte le campagne elettorali e referendarie – rispetto alle quali ha gestito i rapporti con i fornitori, decidendo, per conto di Marco Pannella, spese di rilevantissima entità – aveva la responsabilità di tutte le strutture del Partito.
Promosse l'autofinanziamento, con una raccolta di denaro che in dieci anni superò i 25 milioni di euro e valorizzò i beni dell'area, con importi economici pari ad oltre 20 milioni di euro. L'insieme di queste attività, non solo fu condiviso dai dirigenti radicali nel corso di tutti questi anni, ma non una sola volta gli fu contestato alcunché rispetto all'esercizio della sua responsabilità. Accadde però qualcosa che segnò una svolta nella sua vita
Egli racconta che nel 2003 incontrò la donna che sarebbe divenuta sua moglie. Grazie a quest'incontro, iniziò la sua conversione. Si sposò in Chiesa e dopo quattordici mesi nacque suo figlio. Immediatamente, si sviluppò, all'interno di quel mondo nel quale era vissuto per vent'anni, un'opera di discriminazione e di isolamento psicologico e morale, che lo costrinse a rimettere il suo mandato al gruppo dirigente del Partito ai primi di luglio del 2005.
Egli iniziò a rendersi conto di essere stato per venti anni al servizio di idee e di uomini profondamente immorali e volle raccontare la sua storia in un libro che ancora non trova editore, per i veli che solleva su fatti e persone coperti da "intoccabilità". Iniziò poi a collaborare con testate cattoliche, bruciando pubblicamente gli idoli che aveva adorato.
La testimonianza, che sempre si accompagna al pentimento, è il tratto distintivo delle vere conversioni. Oggi Danilo Quinto si dichiara consapevole di aver collaborato con il male per molti anni e la sua colpa, per i radicali, non è solo quella di essere convertito, ma proprio quella di non essere disposto a tacere su quello che ha visto e vissuto all'interno del mondo radicale: furie ideologiche, distorsioni e manipolazioni della realtà, ma anche sopraffazioni, abusi e forme di violenza ideologica e morale di ogni tipo.
Questo spiega perché non solo sia stato negato a Quinto  il riconoscimento dei suoi diritti di vent'anni di lavoro prestato nella forma occasionale, ma si sia innescato nei suoi confronti un processo di persecuzione giudiziaria e di intimidazione morale. Come negare d'altra parte il fatto che Marco Pannella e Emma Bonino, al di là della loro evanescente presenza politica, continuano ad esercitare un ramificato potere all'interno di gangli decisivi della società italiana: dai mass-media al'economia, dallo spettacolo alla magistratura?
Danilo Quinto, che collabora regolarmente a "Corrispondenza Romana" e a "La Bussola Quotidiana", scrive: "Solo oggi comprendo che tutto ho ricevuto da Dio e io, nella mia miseria, gli offro la mia unica ricchezza: il disagio, la vergogna, il dolore più intimo. Sono felice di poter soffrire insieme alla mia famiglia, ingiustamente condannato, perché ho la certezza di essere dalla parte del Vero, di non aver commesso alcun male, se non quello di aver vissuto lontano dalla grazia di Dio per vent'anni. Oggi, sono pronto a purificarmi, con la gioia, nel dolore, sapendo che non sono solo. Con me c'è Cristo, che mi ha condotto per mano: in Lui mi anniento, a Lui, lascio fare la mia vita. Come dice Pierfrancesco, mio figlio di sette anni: 'Papà, diciamo una preghiera insieme anche per i nostri nemici'. Ogni volta, queste parole mi riempiono di gioia, perché non ho sentimenti di vendetta. So che Dio ha scelto per me questo percorso di purificazione. Per il mio bene. Io a Lui mi stringo e ringrazio".
Queste parole attestano che Danilo Quinto ha iniziato un cammino di doloroso ma necessario di riscatto del suo passato e merita perciò la solidarietà e il sostegno di chi ha sempre combattuto l'ideologia di morte e di dissoluzione del Partito Radicale di Marco Pannella.

Nota di BastaBugie: tutti gli articoli di Danilo Quinto che abbiamo pubblicato finora, li potete trovare al seguente link
http://www.bastabugie.it/it/ricerca.php?autore_ricerca=Danilo%20Quinto

LE MODIFICHE ALL'ICI SONO IN REALTA' UNA GUERRA AI POVERI




Con il plauso dei tecnocrati dell'Europa, il governo Monti vuole abolire i presunti privilegi della Chiesa Cattolica, ma così si colpisce l'organizzazione incontestabilmente più attiva nella cura dei poveri e degli ultimi
di Marco Ciamei
In fondo era nell'aria: pende una procedura d'infrazione aperta dalla Commissione Europea nell'ottobre 2010 a seguito di un esposto dei radicali, con scadenza a maggio di quest'anno e con obiettivo la dichiarazione di contrasto della normativa italiana in materia di esenzione dall'Imposta Comunale sugli Immobili (ICI) con le norme europee in materia di aiuti di Stato e tutela della concorrenza.
In questa sede ci si è già più volte pronunciati per un'intima ragionevolezza della normativa italiana, capace di valorizzare tutto quell'insieme di attività che vengono comunemente raggruppate nel concetto di "terzo settore": enti privati che svolgono attività di rilevante interesse collettivo. Si sono espresse le ragioni per le quali alcuni immobili vengono giustamente esentati dal pagamento di una tassa comunale, atteso che vi si svolgono attività che uno Stato moderno, in un'ottica di sussidiarietà e tutela sociale, non può non incentivare.
Eppure l'attuale Governo è intenzionato a modificare la normativa, in modo da "accontentare" l'Europa, con la solita incapacità tutta italiana di presentarsi a testa alta di fronte ad un'Europa che – è bene ogni tanto ricordarlo – è figlia dell'intuizione di tre illustri politici cattolici, di cui uno italiano.
Altri tempi.
E invece oggi ci tocca assistere a questo: "Ici e Chiesa: l'UE promuove l'Italia"; "Ici e Chiesa, plauso dell'Europa: bene l'Italia". Ecco alcuni dei titoli che da ieri svettano in prima pagina sui maggiori quotidiani nazionali. Titoli e contenuto degli articoli che sembrano non considerare come in ballo non ci sia la (presunta) ricchezza della Chiesa, ma tutto un mondo ricco e variegato, composto da diverse scuole di pensiero spesso anche molto lontane da loro: dentro il "no profit" coesistono insieme impostazioni laiche, religiose, umanitarie, culturali, filantropiche, sportive, ecc. Una ricchezza per il nostro Paese, apprezzato in tutto il mondo per il grado di generosità ed soccorso sociale che sa esprimere.
Eppure tutto ciò non sembra avere valore: tutto il discorso è incentrato sui presunti privilegi della Chiesa cattolica, senza nemmeno nascondere un pizzico di boriosa rivincita. E poco importa se, insieme all'acqua sporca, viene gettato anche il bambino.
Proviamo, almeno noi, quindi, ad attenerci ai fatti ed a cercare di capire quale sia il contenuto delle decisioni che il Governo si appresta ad assumere in materia. La novità di fondo ruota attorno al concetto di "attività commerciale": l'esenzione – si annuncia – d'ora in poi dovrà fare riferimento solo agli immobili nei quali si svolge "in modo esclusivo un'attività non commerciale".
Non è opportuno riprendere ora tutte le spiegazioni già fornite in merito alla normativa del 1992 e all'interpretazione autentica data nel 2005, in riferimento alla quale è partito l'esposto dei radicali e la procedura d'infrazione. Ricordiamo solo che nel 2005 si era stabilito che l'esenzione doveva intendersi applicabile allorché le attività indicate dalla norma siano esercitate in maniera "non esclusivamente commerciale".
Ora, anche uno studente di giurisprudenza alle prime armi sa che un'attività o è commerciale o non lo è: non esiste una terza categoria intermedia. Ma il senso della norma, in realtà, era chiaro e l'aveva ben precisato il Ministero dell'Economia e delle Finanze nella famosa circolare n° 2 del 26 gennaio 2009: "se non è possibile individuare attività qualificabili come "non esclusivamente di natura commerciale", si può sostenere che quest'ultimo inciso debba essere riferito solamente alle specifiche modalità di esercizio delle attività in argomento, che consentano di escludere la commercialità quando" – attenzione qui – "siano assenti gli elementi tipici dell'economia di mercato (quali il lucro soggettivo e la libera concorrenza), ma siano presenti le finalità di solidarietà sociale".
Ecco spiegata la natura di quella disposizione. Basta leggere poi la chiarissima circolare sopra citata per comprendere come la normativa italiana non dia adito a dubbi di sorta.
Ma cosa può comportare la limitazione delle esenzioni solo agli immobili dove si svolge "in modo esclusivo un'attività non commerciale"? Questa è la domanda fondamentale, a cui – evidentemente – non è possibile ancora dare una risposta precisa, in attesa che il Governo presenti il disegno di legge in cui specifichi punto per punto come vuole disciplinare la materia.
Possiamo però fare due ipotesi:
- la prima è che vengano considerate come commerciali le attività di vendita di beni e prodotti. Ma ciò non cambia di nulla la situazione esistente, poiché sono già escluse dalle esenzioni quelle attività che non rientrano nelle finalità solidali previste dalla legge. Per intenderci, gli immobili delle librerie cattoliche continueranno a pagare l'ICI (o meglio, l'IMU) così come la pagano – o la devono pagare – oggi; o gli immobili degli istituti religiosi dove si fa attività alberghiera dovranno continuare a pagare l'ICI come la pagano – o la devono pagare – oggi.
- la seconda ipotesi, invece, è che vengano considerate come commerciali anche quelle attività che corrispondono a servizi impossibili da rendere gratuitamente e che in genere vengono effettuati a fronte del pagamento di una retta minima. Anche in questo caso, abbiamo già spiegato che si tratta di attività meritorie, fuori dal mercato (e quindi non si pone il problema di tutela della concorrenza), rivolte a fasce deboli della popolazione: pensiamo ai pensionati per studenti fuori sede, oppure luoghi di accoglienza per i parenti di malati ricoverati in strutture sanitarie distanti dalla propria residenza, alle case per ferie per lavoratori, o alle colonie per studenti, e strutture simili.
C'è poi tutto il mondo dell'accreditamento: basti pensare alle attività sanitarie e assistenziali (ospedali, ricoveri, ecc.), alle attività didattiche (scuole paritarie, ecc.), alle attività ricettive (alunni e famiglie di istituti scolastici, iscritti a catechismo, appartenenti alla parrocchia, membri di associazioni; pensionati per studenti, per lavoratori precari, per stranieri e strutture simili), alle attività culturali sportive e ricreative (cineforum, circoli sportivi, tornei di quartiere, ecc.). Queste attività si reggono su forme di pagamento che, evidentemente, sarebbero in contrasto con la natura esclusivamente "non commerciale" delle attività esenti dall'imposta.
Davvero sembra che un tal tipo di principio voglia più salvare l'Italia da una "minaccia" di sanzioni, che non riflettere sul modo di agevolare realmente quei soggetti che, nel Paese, svolgono attività degne di rilievo. Per non parlare del fatto – e i contenuti degli interventi della stampa ne sono prova evidente – che tutto sembra limitarsi ad un problema di  privilegi della Chiesa finalmente da eliminare.
E' triste continuare a sorbirci questa guerra nei confronti di una realtà – quella cattolica – che, forse può non piacere per impostazione religiosa o umana, ma di certo è tra le più attive nella cura dei poveri e degli ultimi. Ancora più triste è vedere il modo in cui questi argomenti vengono trattati dai mezzi di comunicazione: basti pensare alla versione on-line de "il corriere", dove la notizia delle modifiche che Monti vuole apportare è accompagnata da un video dei radicali che riprende alcuni enti ecclesiastici accusati di raggirare la normativa. Stato dell'arte giornalistica, non c'è che dire!

Nozze gay, le lobby non mollano

Da La Bussola Quotidiana

di Andrea Zambrano
22-02-2012

E uno. Il secondo round del caso pilota volto a introdurre il matrimonio gay in Italia va ad una coppia che ha strappato dal giudice del tribunale di Reggio Emilia il via libera a continuare con maggiori speranze di riuscita la battaglia. La Bussola quotidiana ha seguito fin dagli esordi la causa perché è su questo esperimento, dopo ben due fallimenti, che le potenti lobby gay stanno cercando di introdurre nel nostro Paese il matrimonio tra omosessuali. 

Il contorno è ben congegnato e strizza l'occhio al politicamente corretto
 e in assenza di una classe politica vigile rischia di passare come l'eureka finale dell'ideologia di genere.
 
Va da sè che ci sia anche una buona dose di romanticismo perché nulla deve essere lasciato al caso
. Ad un giornale locale i due, Flavio, un vigile del fuoco reggiano, e Rafael, un uruguaiano conosciuto dall'italiano a Palma di Mallorca e sposato nell'estate del 2010, hanno detto che la sentenza del giudice  Domenica Sabrina Tanasi è stato il più bel regalo di San Valentino che potessero ricevere.

Il magistrato infatti ha accolto proprio nel giorno dedicato agli innamorati il ricorso 
presentato dai due nell'ottobre 2011 e presentato dall’Avvocato Giulia Perin in cui i coniugi spagnoli si opponevano al provvedimento del questore di Reggio a cui Rafael si era rivolto per ottenere il permesso di soggiorno in quanto sposato con un membro Ue.

Il questore, appellandosi a due sentenze in merito della Corte Costituzionale rispose picche.
Così i due, aiutati dalla forte pressione dell'associazione radicale “Certi diritti”, vero motore ideologico e giuridico dell'operazione, sono andati avanti e si sono presentati davanti al Tribunale. In sostanza: il giudice riconosce che il matrimonio non vale, ma il permesso di soggiorno sì. Perché?

Perché secondo la sentenza 1328/2011 della Corte di Cassazione «la nozione di coniuge,prevista dall’articolo 2 del decreto legislativo n° 30 del 2007, deve essere determinata alla luce dell’ordinamento straniero in cui il vincolo matrimoniale è stato contratto; lo straniero che abbia contratto in Spagna un matrimonio con un cittadino dell’Unione dello stesso sesso deve essere qualificato quale “familiare”, ai fini del diritto al soggiorno in Italia».

Dunque i due non sono sposati, ma sono familiari.
 Ma c'è di più: nel dispositivo si fa anche riferimento ad un'altra sentenza della suprema Corte, la numero 138/2010 nella quale si afferma che «all’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso» va riconosciuto «il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia».

Va detto che il ricorso non era volto, e qui sta la strategia, a richiedere il riconoscimento in Italia 
dell'unione spagnola, facilmente cassabile, ma più astutamente a chiedere il diritto per i coniugi, sebbene non riconosciuti, ad avere una vita famigliare in Italia. Ottenuto questo, il passo verso il riconoscimento del matrimonio è breve.

Infatti nella strategia di “Certi diritti” e di lobby simili che operano in Europa
 sfruttando e forzando il meccanismo di recepimento delle normative europee negli stati nazionali, c'è a questo punto l'assalto finale: “chiedere al governo in carica di riconoscere queste unioni tra i cittadini italiani, come richiesto dalla Corte Costituzionale con la sentenza 138/2010”, come appunto dichiarato dall'associazione subito dopo aver annunciato ai media “il grande passo avanti per l’affermazione della non discriminazione delle coppie dello stesso sesso”, rappresentato dalla sentenza.

Ad oggi il sudamericano ha ottenuto un permesso di soggiorno in quanto familiare del coniuge e potrà quindi convivere con lui in Italia.

L'uruguaiano aveva fatto richiesta per un passaporto, richiamandosi a un preciso decreto legislativo
 (il n° 30 del 2007), che garantisce il diritto di libero soggiorno ai cittadini dell’Unione europea e ai loro familiari.

Sfruttando infatti il trattato di Shenghen e di Lisbona dunque, le lobby gay stanno cercando di introdurre
 le nozze omosex nei Paesi dove queste ancora non sono riconosciute e i casi pionieristici di Paesi come la Spagna ad esempio, si rivelano non solo come apripista, ma sono stati funzionali per “contagiare” dal punto di vista giuridico gli Stati cugini europei, vincolati sempre più dalle normative Ue.

La Repubblica dei giudici passa la palla alla Repubblica dei tecnici. 
Adesso infatti la partita, pronunciatosi il giudice, è tutta in mano al governo, con la politica vera a fare da convitato di pietra.

Intanto ci si arrangia come si può. I deputati Pdl Tommaso Foti e Agostino Ghiglia
 hanno presentato un'interrogazione al ministro per la giustizia Severino e al ministro dell'interno Cancellieri, per chiedere dettagli sul ricorso accolto. I parlamentari chiedono di «sapere quale norma consente il ricongiungimento familiare tra persone coniugate dello stesso sesso», e «nel caso nessuna norma di legge permetta di giungere alle conclusioni del magistrato in questione», di sapere quali iniziative si vogliano prendere.

Basterà? Ma soprattutto: che farà il governo del professore,
 il cui responsabile welfare e pari opportuni Elsa Fornero in poche settimane si è già distinta due volte come attivista entusiasta per la promozione dei diritti gay? 
 

Arcivescovo di Aleppo: I cristiani minacciati dalle violenze fuggono dalla Siria

22/02/2012 15:12
SIRIA da asianews

Mons. Antoine Audo invita tutti i cattolici a pregare per la pace e per la riconciliazione del popolo siriano. La Caritas dona cibo e beni di prima necessità a 500 famiglie cristiane e musulmane di Homs, la città più colpita dalla guerra civile. Morti a Baba Hamr (Homs) due giornalisti occidentali. 


Aleppo (AsiaNews) - "I cristiani sono la minoranza più minacciata dalla guerra civile siriana e tentano di fuggire dal Paese. Essi si sentono indifesi di fronte all'escalation di violenza che da mesi imperversa nel Paese. Pregate per la pace e per la riconciliazione del popolo siriano". È quanto afferma ad AsiaNews mons. Antoine Audo, arcivescovo caldeo di Aleppo.
"Noi cristiani - sottolinea il prelato - siamo i più deboli da un punto di vista psicologico e di autodifesa. Per molti l'unica salvezza è la fuga, come sta accadendo in altri Paesi del Medio oriente, soprattutto in Iraq. Tutto ciò è un danno gravissimo per la Chiesa e per la presenza dei cristiani in Siria".
Riprendendo l'invito al dialogo lanciato dal papa all'Angelus del 12 febbraio scorso, mons. Audo spiega che nonostante la paura i cristiani  possono essere un ponte fra le varie fazioni in lotta. "La nostra presenza unita intorno alla Chiesa - afferma - aiuta la popolazione cristiana e musulmana a lavorare per il bene del Paese, spingendo alla riconciliazione e non alla vendetta". Il prelato cita il lavoro della Caritas Siria che in questi giorni ha lanciato ad Homs, una della città più colpite dalle violenze, un programma di aiuto per 500 famiglie, 400 cristiane e 100 musulmane. In un arco di sei mesi a ciascun nucleo familiare verranno donati cibo e beni di prima necessità per un valore di 600 dollari. La Caritas è attiva anche nell'aiuto agli anziani e ai malati, grazie ai volontari che ad Aleppo coinvolgono tutta la comunità cristiana.
Intanto continuano i bombardamenti dell'esercito siriano a Homs e nelle zone limitrofe, dove intere famiglie sono bloccate nelle loro case semidistrutte senza cibo, acqua e medicinali. Per consentire ai soccorsi di raggiungere le popolazioni colpite, la Croce rossa ha esortato il regime di Damasco e i ribelli a una "decisione immediata" su una "tregua umanitaria" di due ore al giorno. Sempre a Homs, questa mattina sono morti due giornalisti stranieri: Marie Colvin, reporter del Sunday Times, e Remi Ochlik, fotografo freelance francese. I due si trovavano in un'abitazione del quartiere di Baba Hamr utilizzata dalla dissidenza come centro per le comunicazioni, quando una bomba ha distrutto l'edificio.(S.C.)

Cina: la crisi dell'Eurozona rallenta l'export

 22/02/2012 11:33
CINA da asianews

I dati preliminari di Hsbc riportano un ennesimo calo nel tasso delle esportazioni: colpa della crisi economica e finanziaria dell'Europa. Gli analisti avvertono Pechino: "Serve un vero mercato interno per mantenere i dati al livello abituale".


Pechino (AsiaNews/Agenzie) - La crisi dell'Eurozona inizia a colpire anche la produzione industriale cinese, che registra per il mese di febbraio il più alto calo degli ultimi 8 mesi. Di solito le esportazioni subiscono un valore negativo a gennaio, quando le industrie cinesi rimangono chiuse per alcune settimane dato il Capodanno lunare: questa volta, invece, il sondaggio preliminare della Hsbc dimostra che la crisi è arrivata anche in Cina.
Il tasso di ordini per l'export è calato al 47,4% dal 50,4% di gennaio: i nuovi ordini per l'export (un altro tasso) sono invece al 49,1 - un dato negativo se si considera il trend economico generale. Tuttavia, la produzione industriale sembra in aumento: sempre secondo i dati Hsbc (che diverranno ufficiali dopo una revisione il prossimo 1 marzo), l'attività industriale in febbraio ha toccato i 49,7 punti, rispetto al 48,8 di gennaio.
Hongbin Qu, capo economista per la Cina di Hsbc, spiega: "La crescita industriale sembra rimanere sul sentiero del rallentamento, nonostante quello che dicono i dati. Dato che non si vede un rafforzamento della domanda interna, la debolezza esterna inizia a colpire anche la Cina, aggiungendo nuovi rischi alla sua crescita. La Banca centrale di Cina deve intervenire per calmare l'inflazione".
Secondo Liu Li-Gang, capo-economista per la Cina di Anz, aggiunge: "La crescita dell'export cinese potrebbe arrivare al 13-15% rispetto al 20,3% dello scorso anno. Servono nuovi mercati. Ci aspettiamo comunque altri due tagli al minimo richiesto per i prestiti entro quest'anno".

Lhasa “è divenuta un inferno per i tibetani. Ecco come vivono”

22/02/2012 12:46
TIBET - CINA da asianews

Una rarissima testimonianza oculare della vita dei tibetani della capitale, anonima per motivi di sicurezza, racconta la verità sul Tibet: “I tibetani stanno sparendo, i monasteri diventano caserme e gli appartamenti privati del Dalai Lama sono stati venduti a un uomo d’affari cinese. I soldati sono ovunque e fanno quello che vogliono. I monaci sono pronti a digiunare fino alla morte contro queste violenze“.


Lhasa (AsiaNews) - In Tibet "i tibetani stanno sparendo: vivono in aree limitate da mura e da filo spinato, costretti ad ascoltare e cantare inni comunisti, guardati a vista dalle armi cinesi. Oltre 7mila persone sono state sbattute in un campo di rieducazione tramite il lavoro, e i monaci sono in sciopero della fame". E' il racconto di una fonte che ha appena lasciato Lhasa: anonima per motivi di sicurezza, traccia la vera situazione della provincia occupata con la forza dai comunisti di etnia han.
La sua testimonianza è preziosa, perché il governo centrale cinese impedisce da tempo a reporter e turisti di visitare il Tibet e la capitale, Lhasa. Le auto-immolazioni dei monaci, le proteste di piazza e le violenze sporadiche anti-Pechino hanno riportato la questione tibetana al primo posto nei pensieri della leadership comunista, che reagisce con durezza a ogni azione della popolazione locale. Oggi è il Losar, il capodanno tibetano, ma in Tibet "non si festeggia. Troppo dolore". Di seguito il testo completo del racconto.
Sono appena tornato da Lhasa. I tibetani stanno scomparendo: ognuno è terrorizzato dal bagno di sangue che sembra inevitabile. Al momento a Lhasa vivono circa 1,2 milioni di cinesi di etnia han e 200mila tibetani. La maggioranza di questi vive in aree quasi del tutto circondate da stazioni militari, con mura alte più di due metri: alcune di queste hanno in cima il filo spinato. L'isolamento dà l'impressione di quello che era il Ghetto di Varsavia.
All'interno delle "aree chiuse" operano soldati armati, membri delle squadre speciali e poliziotti, che controllano le strade 24 ore al giorno. Le canzoni e le marce militari si possono udire durante tutto il corso della giornata. I camion della Swat [squadra anti-terrorismo ndt] e gruppi di veicoli anti-proiettile simile ai carri armati passano per la zona ogni giorno. Sulla torretta di ogni veicolo ci sono 3 o 4 soldati armati di fucili d'assalto o mitragliatrici, puntati contro i tibetani. Questi devono portare le proprie carte di identità in ogni momento: quelli che vivono a Lhasa devono registrarsi dalla polizia.
Al momento ci sono circa 134 nuovi posti di blocco militari, che fermano a caso pedoni e veicoli. Oltre alle caserme dentro e fuori Lhasa, all'interno della città ci sono posti di blocco militari permanenti con 10 soldati ciascuno. Alla cerimonia del Kalachakra, celebrata nel gennaio 2012 a Bodh Gaya in India dal Dalai Lama, hanno partecipato circa 10mila tibetani provenienti dal Tibet: di questi, 3mila erano informatori del governo.
Appena rientrati in Tibet, gli altri 7mila sono stati mandati tutti nei campi di rieducazione tramite il lavoro per un minimo di 3 mesi. Gli anziani hanno implorato le guardie di tornare a casa, dato il freddo dei campi di lavoro, ma sono stati ignorati. In molti casi, alcuni familiari di questi anziani sono andati nei campi con delle coperte per i loro congiunti, ma le autorità hanno detto loro che non erano più nel campo e non sapevano dove fossero.
In ogni caso, gli agenti hanno interrogato tutti gli arrestati: hanno chiesto che lavoro facessero (e li hanno fatti licenziare), hanno eliminato pensioni e altri benefici e hanno iniziato a chiedere nomi e professioni dei loro parenti. Poi hanno iniziato dei controlli "casuali" e hanno fermato i parenti di queste persone per "controlli". Gli agenti hanno fermato un bus con sopra 50 monache tibetane dirette a un ritiro: un informatore ha detto alla polizia che parlavano male del governo. Al momento non si sa dove siano.
Un artista tibetano ha disegnato un tibetano che guarda un orologio e ha intitolato il quadro "Aspettando": è stato arrestato per il simbolismo sovversivo usato nell'opera. Mi hanno detto che molte persone sono state portate via dalla pubblica sicurezza e sono sparite nel nulle. I punti di controllo nella Regione sono usati per tenere i tibetani non residenti a Lhasa lontani dalla capitale. Inoltre se su una macchina fermata ci sono un monaco o una monaca, i poliziotti li costringono a scendere e a proseguire a piedi.
Il Palazzo Potala di Lhasa è un luogo di pellegrinaggio per tibetani, in particolare durante il Losar: ma nessuno può passare dai posti di blocco e Pechino ha imposto un limite di tibetani che possono stare nella capitale. Qualche tempo fa, nel Palazzo vivevano tra i 300 e i 400 monaci: ora sono 36. Nelle stanze dei lama ora vivono militari e poliziotti. Anche se è considerato un patrimonio dell'umanità, il Potala è divenuto una caserma cinese. Nel monastero interno ora ci sono i bunker militari.
Il monastero Jokhang è talmente pieno di soldati che devi stare attento a non pestarli, quando lo visiti. Nel monastero Drepung vivevano fra i 7 e i 10mila monaci: ora sono 500. Nel monastero Sera erano 6mila, oggi sono 200. Attorno a questo monastero la polizia è particolarmente presente, controllano tutto compreso il luogo dove i monaci discutono. Il Palazzo Norbulingka era la casa di 300 monaci: oggi non sono più di 10.
I piccoli appartamenti privati del Dalai Lama sono stati venduti a un uomo d'affari cinesi e per vedere il parco Nobulingka, anche questo patrimonio dell'umanità, si deve pagare un biglietto. Mi dicono che 100 monaci sono pronti a digiunare fino alla morte contro questa situazione.

Chiesa cattolica: massoneria e Radicali contro la Chiesa



(di Francesca Ruggiero) “Abrogare il Concordato, denunciare il Trattato”. Con questo slogan, i radicali hanno manifestato il 16 febbraio davanti all’ambasciata italiana presso la Santa Sede, in concomitanza con le celebrazioni per l’anniversario della firma dei Patti Lateranensi. L’hanno  chiamato “presidio anticoncordatario”.
“Ci avevano chiamato bugiardi e detto che volevamo affamare le parrocchie, oggi il governo Monti ci dà ragione”, ha dichiarato il loro segretario, che ha aggiunto: “Il Concordato e il Trattato, garantendo un fiume di denaro e di potere al Vaticano, condizionano le libertà degli italiani e degli stessi cattolici, dobbiamo superarli a cominciare dall’otto per mille: un miliardo di euro delle tasse degli italiani senza rendiconti. E’ questo che oggi Monti deve chiedere alle gerarchie vaticane”.
E’ la dimostrazione di quanto sia pervicace, capziosa e pericolosa la propaganda radicale. L’esenzione dall’Ici, infatti, è materia estranea agli accordi concordatari. Deriva  dalla legislazione ordinaria, si applica alle sole attività religiose e di rilevanza sociale ed è del tutto uguale a quella di cui si giovano gli altri enti non commerciali, in particolare il terzo settore.
Ma ora, dopo la decisione di questo Governo – che si fa forte della debolezza della politica e della straripante opera demagogica dei radicali, assecondati nella loro azione, da parti consistenti della comunicazione – di modificare la materia dell’ICI in relazione ai beni di proprietà della Chiesa, si mira naturalmente più in alto: l’obiettivo è il Concordato. Era facilmente prevedibile, del resto.
E proprio per questa ragione, ancora oggi resta del tutto incomprensibile la posizione accondiscendente espressa nel dicembre scorso dal Presidente della CEI, il Cardinale Bagnasco, che si espresse così: “Se ci sono punti della legge da rivedere o discutere, non ci sono pregiudiziali da parte nostra”. Una posizione  timida, difensiva, incongrua rispetto alla forza degli attacchi sferrati dai nemici della Chiesa.
Primi fra tutti i massoni, che attraverso Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, il 19 agosto scorso, diffusero una dichiarazione che conteneva un vero e proprio programma: “alla Chiesa Cattolica – disse Raffi – va  tolta l’esenzione dall’Ici per i beni immobili non destinati al culto e va congelato l’8 per mille per tre anni fino al raggiungimento del pareggio di bilancio”.
Lo stesso giorno, i radicali di Marco Pannella e Emma Bonino, in perfetta sintonia con quanto espresso dal capo della massoneria italiana, annunciarono un emendamento alla manovra finanziaria per “escludere qualsiasi esenzione sull’Ici per gli immobili che svolgono attività commerciali, indipendentemente da eventuali finalità di culto”. Questa posizione, da parte radicale, è stata sovente giustificata dall’esistenza di un dossier che sulla questione aveva aperto nel 2007, l’Unione europea.
In quel periodo, al Governo c’era Romano Prodi e uno dei suoi Ministri era guarda caso Emma Bonino, che quando si diffuse la notizia dell’iniziativa europea, dichiarò: “il Governo esaminerà le ulteriori richieste quando arriveranno”. Era stato proprio uno dei deputati radicali, Maurizio Turco, a segnalare alla Commissione europea il particolare trattamento Ici riservato – a suo dire – agli immobili della Chiesa. Era tutto, quindi, consequenziale, preordinato e scritto.
La decisione del Governo Monti – definita rivoluzionaria, storica, da coloro che come gli opinionisti di “Repubblica”, costituiscono, con le loro campagne denigratorie e infamanti, la quintessenza dell’anti-cristianesimo in questo paese – ha solo ratificato un’atmosfera, che ha individuato un nemico e lo vuole abbattere.  Ora, c’è chi festeggia e si prepara ancora a tramare e a sferrare altri attacchi.
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Da Corrispondenza Romana -
(di Mauro Faverzani) Clamoroso, nelle cliniche cattoliche dell’Arcidiocesi di Köln si può facilmente ottenere la “pillola del giorno dopo”. A lanciare l’allarme sono stati il videoportale “Gloria.tv” e l’agenzia d’informazione cattolica “Kreuz.net”, citando gli esiti di un’indagine condotta lo scorso ottobre da un’agenzia specializzata in indagini sui consumi. Nel mirino sono finite quattro strutture di Köln ovvero l’ospedale delle Agostiniane e quello di San Vincenzo – peraltro dotate entrambe di un proprio reparto di Ginecologia -, quello di Sant’Antonio e quello di San Francesco.
I sanitari in forze presso tali istituti pare temano di perdere il posto di lavoro, quindi l’erogazione della “pillola” non avviene in modo diretto, bensì con un “banalissimo” escamotage: le pazienti vengono indirizzate “all’ambulanza d’emergenza” presente in ciascun nosocomio, anche nei loro, perché quella è “terra franca”.
Ovvero, pur trovandosi strutturalmente all’interno della clinica cattolica, ad operare qui non è più il personale della medesima, bensì quello facente capo all’associazione dei medici convenzionati, titolare giuridico del servizio. Ch’è un’altra cosa. Ed è qui che avviene il rilascio.
A verificare tale prassi è stata una collaboratrice dell’agenzia che ha curato l’indagine, propostasi come paziente: sconcertante anche il fatto che nessuno – nemmeno i sanitari degli ospedali cattolici – l’abbia messa in guardia circa le potenziali conseguenze derivabili dall’assunzione della “pillola del giorno dopo”, né abbia cercato di farla tornare sui propri passi in merito al valore di un’eventuale gravidanza. Si sarebbero limitati ad indicarle questa facile scappatoia, a due passi dalla reception. Rendendosi moralmente complici della somministrazione.
Anche in Spagna c’è però maretta: non è garbata, infatti, alle case farmaceutiche ed alla Società di Contraccezione l’indagine avviata dal Ministro della Salute, Ana Mato, per conoscere gli effetti sulla salute delle donne, specialmente le più giovani, derivanti dalla vendita senza ricetta della “pillola del giorno dopo”.
Esther de la Viuda, Presidente della Sec, la Società spagnola di Contraccezione, si è detto preoccupato, qualora da tali verifiche dovessero sorgere dubbi o fossero seguiti «interessi alieni rispetto ai criteri scientifici», come riportato sull’edizione on line del quotidiano iberico “Abc” dello scorso 13 febbraio. Egli teme che la somministrazione possa esser di nuovo vincolata alla ricetta oppure avvenire in strutture mirate, come ospedali o centri di pianificazione.
Il che – a suo dire – comporterebbe un’impennata nei costi, improponibile in tempi di crisi. Non solo: secondo un’indagine condotta dalla Società spagnola di Contraccezione su un campione di 6 mila donne, la maggior parte delle intervistate sarebbe disposta a pagare la “pillola del giorno dopo”, pur di ottenerla in modo facile ed immediato in tutte le farmacie, anziché ottenerla gratuitamente, ma in un centro medico, tale quindi da sottoporre le richiedenti a protocolli, elaborati all’insegna di un maggior rigore nella somministrazione. Un dato, questo, che fa davvero riflettere…
Il Ministero ha chiesto dunque informazioni all’Organización Medica Colegial, all’Agencia del Medicamento ed alla Società spagnola di Ginecologia. Senza escludere l’eventualità di ritirare la pillola dal commercio. Non per questioni «ideologiche o morali o etiche – precisa il Ministro – bensì per una questione di salute pubblica».
Secca la replica della Società di Contraccezione, secondo cui non vi sarebbe alcun rischio per la donna. Al punto da spingere il Presidente della Sec a spararla grossa ed a definire addirittura «più pericoloso il paracetamolo, venduto senza ricetta» della pillola del giorno dopo, le cui uniche controindicazioni riguarderebbero cefalea e senso di nausea. (Mauro Faverzani)

Politica Internazionale: quando i governanti si oppongono alle leggi di Dio


Corrispondenza romana | 1230, Politica estera

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Da Corrispondenza Romana 1230 
(di Danilo Quinto) Negli Stati Uniti, i dipendenti degli ospedali cattolici, dei college e delle organizzazioni di beneficenza e delle altre organizzazioni affiliate alla Chiesa, dovranno mettersi in regola entro il primo agosto 2013 (per tutti gli altri, l’obbligo decorre dal prossimo mese di agosto), in relazione alla decisione del Governo di prevedere l’obbligo di coprire, con l’assicurazione sanitaria, gli interventi chirurgici per la sterilizzazione, la prescrizione di tutti i contraccettivi consentiti, compresi i farmaci che provocano l’aborto nel corso delle prime settimane di gravidanza.
L’indignazione e la protesta del mondo cattolico nei confronti di questa decisione – che si fondano sulla convinzione che imporre alle strutture cattoliche di offrire servizi che violano la coscienza dei fedeli è contrario alla libertà religiosa garantita dalla Costituzione – è rimasta ferma anche rispetto alla modifica, proposta nei giorni scorsi dall’Amministrazione: sollevare i datori di lavoro che obiettano alla regola facendo ricadere il costo dei servizi contestati sulle compagnie assicurative.
Una modifica dichiarata inaccettabile, perché continua a voler salvaguardare il principio per il quale tutti i cittadini hanno il diritto-dovere di accedere gratuitamente a contraccezione e sterilizzazione, mentre per le istituzioni religiose la gravidanza non può essere considerata una malattia.
Durante la Messa dello scorso 29 gennaio, in tutta la Diocesi di Lincoln (Nebraska) fu letta la lettera del Vescovo, Fabian W. Bruskewitz, il quale affermava: “Il ministro Sebelius, in un ultimo gesto di strafottenza ha detto che coloro che potrebbero avere i requisiti per l’esonero di coscienza (quasi nessuno) hanno un anno per adeguarsi, ma durante quell’anno sono chiamati a orientare le persone verso le polizze che coprono le malvagità. Non possiamo conformarci a questo decreto ingiusto e non lo faremo.
Come i martiri di una volta, dobbiamo essere pronti ad accettare la sofferenza che potrebbe includere delle pesanti multe e il carcere. La nostra libertà religiosa americana è gravemente a repentaglio. A tutti i cattolici si chiede di pregare e di fare penitenza affinché la questione si possa risolvere. Tutti contattino i loro rappresentanti eletti per protestare contro questo scandalo e insistere sull’approvazione del disegno di legge noto come ‘Rispetto per la coscienza’, che è attualmente all’esame del Congresso”.
Anche nella diocesi di Phonenix, i fedeli hanno udito un messaggio dal tenore simile, da parte di Mons. Thomas J. Olmsted, che ha sottolineato come le persone di fede non debbano essere “relegate a cittadini di seconda classe” o “spogliati dei loro diritti dati da Dio”. Il Vescovo di Marquette, nel Michigan, Mons. Alexander K. Campione, ha dichiarato che se questa legge entrerà in vigore “noi cattolici saremo costretti o a violare le nostre coscienze, o a tralasciare la copertura sanitaria per i nostri dipendenti e di conseguenza soffrire guai per questo.”
L’arcivescovo di New Orleans, Mons. Gregorio M. Aymond, nella sua lettera pastorale ha ricordato che è necessario reagire per tempo a questo “attacco senza precedenti contro la libertà religiosa”. Mons. Edward J. Slattery, Vescovo di Tulsa, nell’omelia dello scorso 2 febbraio, ha detto: “Questo decreto è ingiusto, perché impone una definizione laica della libertà religiosa che dichiara essere un crimine praticare la nostra fede pubblicamente. È la Chiesa – non il governo – che ha il diritto di decidere come e quando pratichiamo la nostra fede.
In questa materia, l’amministrazione del presidente Obama ha oltrepassato la propria autorità. È contro questo che il Papa Leone XIII ci metteva in guardia quando scrisse più di cento anni fa: ‘Se la volontà dei governanti si oppone alla volontà e alle leggi di Dio, allora i governanti oltrepassano i limiti del proprio potere e pervertono la giustizia. La loro autorità allora non può essere valida, poiché l’autorità senza la giustizia è nulla’”. Danilo Quinto