Un po' per pagarsi l'università da «fuori sede», un po'
di più per vivere al di sopra delle loro possibilità
di STEFANO BLANCO
direttore del
Collegio universitario di Milano - 16 giugno 2012
L'ultima volta che ho visto Ilaria è venuta a
raccontarmi di aver «quasi finito la sua tesi di laurea; pronta a partire per
gli Usa». Una studentessa come molte altre: voti discreti, in regola con gli
esami, una mamma svedese, voglia di girare il mondo, grande curiosità, molto
bella.
Aggiungo questa notazione perché Ilaria (solo il nome è
di fantasia) un po' per pagarsi l'università da «fuori sede», un po' di più per
vivere al di sopra delle sue possibilità, più e meno virtualmente si fa pagare
(o ricompensare) per le sue prestazioni sessuali, perché, come dice lei,
«qualcuno si deve prendere cura del mio tempo».
È
un fenomeno in espansione anche nelle nostre università. Tenuto sotto traccia da una certa finta pudicizia tutta
milanese. Già acclarato e in parte descritto in molti campus, soprattutto nel
mondo anglosassone, ma presente anche in Asia.
Un recente studio condotto in alcune università
statunitensi indicava che una ragazza su dieci avesse fatto sesso, almeno
virtuale, a pagamento negli anni di studio. Sono soprattutto le prestazione
sessuali via Internet in esponenziale aumento. Per molti (più o meno
benpensanti) tutta questa storia si deve ridurre a semplice prostituzione e
quindi a una prostituta.
Purtroppo o per fortuna le cose sono molto più complesse
e questo comportamento va studiato poiché è, anche, lo specchio della città e
della civiltà contemporanea in cui viviamo e del distorto rapporto tra corpo e
denaro.
Ilaria, come altre, vive un suo avere con molti o moltissimi
fidanzati in un susseguirsi di rapporti più o meno brevi e più o meno
regolati da regali o denaro, semplicemente in conseguenza del suo trasporto per
l'altro o per la generosità del suo partner. Vive tra l'università e la notte
milanese che l'accoglie nei sui vestiti scintillanti e firmati dentro i suoi
locali più trendy, in un continuo girovagare notturno. Ilaria, come molte
sue amiche, è fin troppo superfluo dirlo, non si sente una prostituta, non si
sente nulla.
In una liquidità sociale completa e con un'identità
mutevole e sovrapponibile, vive questo rapporto con il proprio corpo e con gli
altri. Interpreta, anche così, la sua permanenza a Milano come studentessa. Eh
sì, difficile da digerire. I paradigmi cambiano. Nessun senso di colpa.
Nelle sue parole anche un sottinteso che racconta come
per alcune professoresse o compagne più grandi è troppo appariscente e
interessata alle scarpe per essere intelligente. Si tratta innanzitutto di
alzare un velo su questo fenomeno e invece di fare finta che non esista, provare
a comprenderlo, senza condanne a priori poco utili; continuare a parlarsi,
creare un ambiente e una città dove sia possibile per tutti potersi confrontare
senza la paura di anatemi morali
Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.